BIELORUSSIA

19.12.2018

Il faro del socialismo in Europa

di Marco Quagliaroli

La Bielorussia ha un'estensione di 207600 kmq e una popolazione di 10 milioni 500 mila abitanti. Storicamente ha sempre svolto il ruolo di ponte tra il mondo germanico a il mondo slavo. Il nome significa Russia bianca del colore delle sabbie che ne caratterizza il paesaggio, una enorme pianura coperta di foreste e laghi. I suoi abitanti sono i ruteni. La capitale e' Minsk (capitale anche della Comunità degli Stati Indipendenti e centro nevralgico dell'Unione Economica Euroasiatica) una città moderna ed estremamente vivace.

Il paese ha subìto ingenti perdite umane a causa dell'invasione tedesca e il suo popolo ha combattuto strenuamente in difesa della patria sovietica ed ancora oggi l'antifascismo (unitamente all'ostilità verso la UE e gli Stati Uniti d'America) e' un sentimento diffuso nella società (manifestare simpatie per il fascismo è un reato pesantemente sanzionato dalla legge in chiara antitesi con l'Ucraina e i paesi baltici) tanto che la festa nazionale è il 9 maggio, data simbolo della vittoria sovietica nella grande guerra patriottica e non la data dell'indipendenza nazionale ottenuta nel 1991 ma non desiderata dal popolo favorevole dapprima al mantenimento dell'Unione Sovietica e poi all'unione con la Russia.

Tra il 1991 e il 1994 la Bielorussia non si è distinta dalle altre repubbliche ex sovietiche e un'ondata di liberismo selvaggio ha travolto l'economia del paese, ma nel 1994 a sorpresa e' stato eletto presidente Alexandr Grigorevic Lukashenko.

La Bielorussia è una repubblica presidenziale con sistema bicamerale: la Camera dei Rappresentanti è composta per legge da funzionari amministrativi e in parte da membri di nomina presidenziale, mentre La Camera dei deputati è composta da 110 membri eletti a suffragio universale. E' impianto istituzionale voluto nel 1991 dalle forze filo capitaliste per ridurre il più possibile la funzione dei partiti e la partecipazione dei cittadini.

Lukashenko ha semplicemente capovolto i fini di questo organigramma e lo ha posto al servizio delSocialismo. Ciò dimostra che uno strumento in sé non è ne buono ne cattivo ma ciò che conta è l'uso che se ne fa.

Il nuovo presidente ha azzerato tutte le leggi sulle privatizzazioni rinazionalizzando la quasi totalità del sistema economico e introducendo misure di chiara matrice socialista. Casa, scuola, sanità, trasporti, sono completamente gratuite; le pensioni e i salari aumentati; l'80% delle'economia è collettiva nelle forme della proprietà statale, cooperativa e privata (soprattutto nell'industria) con l'accorgimento del golden share (gli imprenditori stranieri, generalmente russi, non possono possedere più del 50% della fabbrica, non possono de localizzare e devono versare un fondo gestito dallo stato a tutela dei lavoratori eventualmente licenziati). La disoccupazione si aggira interno all'1%; è stata attuata la riforma agraria e il PIL cresce al ritmo del 7% annuo.

Il paese è dotato di un forte sistema industriale, soprattutto nel settore chimico, siderurgico e metallurgico. Inoltre l'unione doganale con la Russia ha portato notevoli benefici: il rublo moneta comune, forniture di gas e petrolio in cambio di prodotti alimentari e industriali tra cui eccelle la produzione degli autocarri "Belarus" che fanno concorrenza a livello internazionale ai Caterpillar.

Ecco perchè i monumenti di Marx, Engels, Lenin e Stalin sono tranquillamente al loro posto e le vie, le strade, le piazze portano i nomi dei martiri della patria o dei padri del socialismo come la "linea Stalin" a Minsk. Il servizio segreto ha mantenuto la denominazione di KGB.

Il successo di Lukashenko si spiega con il suo rapporto diretto con il popolo; egli viaggia costantemente in tutto il paese; visita, città, paesi, complessi industriali (kombinat) , cooperative agricole; dialoga con le persone comuni, ascolta le loro richieste e le loro opinioni .

Inoltre nei primi anni di governo ha dimostrato un pugno di ferro contro la corruzione e il crimine (divenuti oggi fenomeni marginali se non inesistenti) e conduce un tenore di vita irreprensibile.

Si tratta di una "presidenza verticale" posta al servizio del popolo; una via di mezzo tra il sistema sovietico e il socialismo cinese mescolato ad una accentuata tensione patriottica, antifascista, antimperialista, antieuropeista.

Questo vasto consenso popolare e' dimostrato anche dai risultati delle elezioni presidenziali: 1996 - 70%; 2001 - 75,6%; 2006 - 83%; 2011 - 80%; 2015 - 83,5%.

I 110 membri della Camera de i Deputati sono membri del Partito Comunista e delle organizzazioni di massa della società civile: Confederazione dei Lavoratori, Unione delle Donne; Unione degli Studenti, Associazioni patriottiche e dei veterani di guerra, esponenti della scienza, della cultura e delle forze armate.

Nel 1995 il referendum sulla integrazione economica con la Russia ha ottenuto l'81,4% di si mentre nel 2006 il referendum relativo alla possibilità di Lukashenko di candidarsi alla presidenza della repubblica per un terzo mandato e quindi a tempo indeterminato ha ottenuto l'87% di si.

E l'opposizione borghese?

Al governo sino al 1994 con Suskevic, ha visto progressivamente deperire i propri consensi elettorali sino all'estinzione. Nel 2015 i micro partiti euro atlantici non hanno potuto fare altro che boicottare, nell'indifferenza generale le elezioni. Nonostante i finanziamenti del Quarto Reich e dei suoi lacchè europei non vie e' spazio in Bielorussia per le "rivoluzioni colorate" e per altre Maidan.

La politica estera della Bielorussia è centrata su stretti rapporti, oltre che con la Russia di cui si è già dato conto (ricordiamo l'amicizia personale e la collaborazione di Lukashenko con Zjuganov Segretario Generale del Partito Comunista di Russia) con Cuba, Vietnam, Venezuela, Ecuador, Bolivia, la Siria di Assad ed in passato con la Serbia di Milosevic; ora appoggia concretamente i due nuovi stati socialisti di Lugansk e Donestk sorti grazie alla vittoria dei comunisti ucraini nella recente guerra civile contro le forze reazionarie.

Minsk ha incassato la solidarietà militante del Partito Comunista di Grecia in occasione delle interferenze statunitensi e delle sanzioni contro il governo di Lukashenko.

Ma l'alleato decisivo è la Cina più volte visitata dal presidente bielorusso. Oggi i cinesi stanno costruendo una grande città industriale a 60 chilometri dalla capitale e la collaborazione cino-bielorussa è afferente all'industria, agricoltura, scienza, tecnologia, settore militare. Insomma una alleanza strategica internazionalista a tutto campo.

Chavez, il "comandante eterno", nel corso della sua visita del 2006 disse: "La Bielorussia ha realizzato la parola d'ordine di Lenin secondo cui bisogna sopprimere lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo."

Concludendo possiamo affermare che la Bielorussia non va sostenuto solo per il suo antimperialismo ma anche per la sua politica e per la sua economia socialista.

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