I giganti del comunismo italiano
di Marco Quagliaroli
PIETRO SECCHIA
Nell'attuale fase della storia del movimento comunista italiano e' fondamentale, sulla scia del pensiero di Gramsci, tenere sempre vivo il ricordo di Pietro Secchia e' di vitale importanza per sviluppare la lotta contro il revisionismo moderno.
Secchia nacque a Occhieppo, presso Biella, nel 1903. A 16 anni fondo' il primo circolo del Partito Socialista nel proprio paese e nel 1921 aderì al Partito Comunista .
Egli fu uno dei principali organizzatori del partito e dell'organizzazione giovanile sino all'arresto nel 1931.
Condannato a 12 anni, uscì dal carcere dopo la caduta di Mussolini il 25 luglio 1943 e divenne subito uno dei massimi dirigenti della Resistenza con l'incarico di Commissario Politico Generale delle Brigate Garibaldi.
Fu vicesegretario del partito dal 1948 al 1954, vicepresidente del Senato e autore di numerosi scritti sulla Resistenza. Morì nel 1973 ormai totalmente emarginato dalla direzione revisionista del partito, dopo un viaggio in Cile a causa di una lunga malattia dovuta ad avvelenamento che egli stesso considerava opera della CIA.
L'ultimo oltraggio della cricca revisionista di via delle Botteghe Oscure si consumo' allorche' Cossutta comunico' al figlio adottivo di Secchia che il partito non avrebbe fatto nulla per scoprire la verita' sulla sua morte.
Ricordare e valorizzare la figura di Secchia significa fare i conti con le due linee configgenti all'interno del PCI : la linea nera artefice della distorsione del pensiero di Gramsci in senso riformista con a capo Togliatti, Berlinguer, Napolitano, Amendola, Cossutta, Ingrao e Lama e la linea rossa resistenziale e leninista di Secchia, Alberganti, Vaia, Bera, Donini.
La vittoria della camarilla revisionista segno' l'inizio del lungo processo di social democratizzazione del partito sino alla Bolognina.
Secchia non fu solo un grande dirigente della Resistenza ma ebbe anche il merito di combattere le posizioni attendiste all'interno del PCI.
Nel primo dopoguerra, dinanzi alla disastrosa politica revisionista del futuro Krusciof italiano -trasformazione della svolta di Salerno da tattica a strategica, alleanza con la Democrazia Cristiana vista come partito popolare, amnistia dei fascisti , accettazione del Concordato, mancata difesa del governo Parri, acquisizione della democrazia borghese come valore universale, elaborazione dell'antileninista e antigramsciana teoria della via parlamentare al socialismo - Secchia ebbe un incontro segreto con Zdanov e Stalin in cui venne elaborata una critica alla politica codarda e rinunciataria del partito. Cio' dimostra che Togliatti era gia' antileninista molto prima del XX° congresso del PCUS allorche' getto' la maschera e si schiero' apertamente con Krusciof.
Stalin propose di affidare a Togliatti la direzione del COMINFORM, in tal modo Secchia sarebbe divenuto Segretario del partito ma Togliatti rifiuto' e da questo episodio nacque l'ostilita' del "Peggiore" nei confronti del compagno Secchia.
Il caso Seniga (stretto collaboratore di Secchia che improvvisamente fuggi' con denaro e documenti) fu opportunamente orchestrato proprio per emarginare il grande dirigente piemontese nel quadro di un piu' generale processo di liquidazione di tutti quei dirigenti schierati su posizioni leniniste e antirevisioniste.
Divenne celebre uno scambio di battute, riportato dal giornalista socialista e partigiano Bocca, tra Secchia e Togliatti in cui all'obiezione del secondo circa l'impossibilita' di una rivoluzione socialista in Italia il comandante Botte rispose: "La rivoluzione no, ma con te non si fa mai niente."
Secchia riteneva infatti che la battaglia avrebbe dovuto essere combattuta fuori dal parlamento sviluppando la lotta di classe tra i lavoratori e dotando il partito dei necessari mezzi di sicurezza e autodifesa contro "il carattere eversivo delle classi dominanti" (vedi Gladio). Il PCI perse la partita a tavolino, per rinuncia e divenne una macchina elettorale con un carattere sempre piu' interclassista e borghese sino alla scomparsa.
Secchia ebbe anche altri meriti: si adopero' per evitare la rottura tra Unione Sovietica e Cina e, unitamente ad Alberganti, fu l'unico a comprendere le istanze della componente rivoluzionaria del movimento del 1968 opponendosi all'ostilita' espressa dal gruppo dirigente del partito.
Oggi a 45 anni di distanza possiamo affermare che con Secchia alla guida del partito oggi saremmo in una posizione molto simile a quella del Partito Comunista del Portogallo anziche' essere sull'orla dell'estinzione.
Percio' e' fondamentale trasmettere ai giovani il pensiero e l'azione di Secchia, Alberganti e gli altri esponenti leninisti sopra citati se si vuole ricostruire un autentico partito comunista marxista-leninista-gramsciano.
Tuttavia occore chiarire che non bisogna ricostruire il Partito Comunista Italiano di Togliatti e Berlinguer bensì il Partito Comunista d'Italia di Gramsci , Secchia e Alberganti.
GIUSEPPE ALBERGANTI
Alberganti, nome di battaglia "Cristallo", nacque a Stradella il 24 luglio 1898, pèrimo di cinque figli. E' una realta' di fame, di miseria ma anche di grande dignita'. A nove anni comincio' a lavorare come garzone fornaciaio, undici ore al giorno.
In famiglia erano tutti socialisti a cominciare dal nonno materno Giovanni Ravazzoli. In casa si tenevano riunioni politiche e si respirava una grande solidarieta' tra proletari.
Nel 1908 la famiglia si trasferì a Milano ove completo' gli studi elementari alle scuole serali e a dodici anni entro' all'officina Pozzi e Monti. Il primo licenziamento politico avvenne nel 1912, a soli 14 anni, allorche' si pose alla testa di uno sciopero di lavoratori metallurgici.
Nel 1916 entro' come fuochista nelle ferrovie e nel 1918 fu arruolato nel 6° Genio Ferrovieri a Torino.
In quell'anno scoppio' "la rivolta del pane" e Alberganti si rifiuto' di sparare sulla folla. Come misura disciplinare venne inviato in Libia dove la fucilazione per aver difeso un soldato colpito ingiustamente da un ufficiale.
Nel gennaio 1921 Alberganti aderisce al Partito Comunista e si schiero' con Gramsci. Prova ne e' che ad
Arona diresse la lotta armata degli Arditi del Popolo disattendendo la linea settaria e miope di Bordiga contraria alla partecipazione dei comunisti a quel movimento.
Nel 1923 emigro' in Francia, poi in Unione Sovietica e nel 1925, rientrato in Italia, divenne membro della Segreteria provinciale di Milano del partito ma fu arrestato e rimase in carcere sino al 1928. Nel 1930 torno' in Unione Sovietica dove frequento' la scuola leninista di Mosca. Nel 1937 combatte' nella guerra civile spagnola nelle file delle Brigate Internazionali.
Rientrato In Italia venne arrestato nel 1939 e inviato al confino a Ventotene. Liberato dopo il 25 luglio 1943 divenne responsabile del triumvirato insurrezionale dell'Emilia Romagna. Nel 1947 divenne segretario della Camera Lavoro di Milano e nello stesso anno fu nominato segretario della federazione milanese del partito.
Dopo il 20° congresso del PCUS si accelero' l'emarginazione degli autentici comunisti all'interno del Partito.
Prima tocco' a Secchia e nel 1958 fu la volta di Alberganti ad essere rimosso dalla federazione di Milano per opera del burocrate revisionista Cossutta.
Alberganti seppe cogliere i fermenti politici e ideali dei giovani che daranno vita al movimento del 1968 e aderi' al Movimento Studentesco che nel 1976 divenne Movimento dei Lavoratori per il Socialismo di cui divenne presidente accanto ad altri grandi dirigenti comunisti come Salvatore Toscano e Raffaele De Grada.
Morì il 2 novembre 1980 a Milano.
ALESSANDRO VAIA
Nacque a Milano nel 1907. Diplomato in ragioneria, maturo' sin dalla giovane eta' un profondo ed irriducibile antifascismo che da militare gli costo' cinque anni di carcere.
Successivamente lascio' l'Italia per trasferirsi in Francia tra i rifugiati italiani antifascisti e quindi fu in Unione Sovietica ove frequento' la scuola leninista di Mosca e una scuola militare. Qui acquisì che gli tornarono molto utili nella guerra civile spagnola e nella Resistenza dove fu comandante dei GAP e delle Brigate Garibaldi.
Dopo la liberazione fu segretario delle federazioni del PCI di Cremona, Brescia e vicesegretario a Milano.
Nel 1958 si schiero' con Alberganti contro il revisionista burocrate Cossutta nella nota vicenda che porto' all'allontanamento del compagno Cristallo. Naturalmente si oppose tenacemente alla destalinizzazione avviata da Kruscev e fatta propria da Togliatti e dalla maggioranza del gruppo dirigente del PCI.
Nel 1977 pubblico' il libro "Da galeotto a generale", quindi fondo' la casa editrice Aurora e fu tra i massimi esponenti di Interstampa, la componente del PCI che si opponeva alla degenerazione borghese del partito.
Dopo la Bolognina aderì al PRC e morì il 12 febbraio 1991.
ARNALDO BERA
Nacque a Soresina, presso Cremona, il 30 dicembre 1915. Di famiglia operaia, si iscrisse al PCI a 18 anni nel 1933. Durante la Resistenza fu comandante della Brigata Ferruccio Ghinaglia e nel 1944 fu arrestato e incarcerato a Bergamo e torno' in liberta' il 26 aprile 1945.
Nel dopoguerra ricoprì importanti incarichi nella CGIL e fu segretario delle federazioni di Cremona
e Varese del PCI. Fu anche membro della segreterai di Milano. Fu
senatore dal 1953 al 1972. Si oppose sempre con tenacia e con rigore alla deriva revisionista del partito
schierandposi accanto a Secchia, Alberganti e Vaia.
Bera fu nominato personalmente da Secchia testamentario dei documenti dell'Archivio del grande dirigente piemontese presso la fondazione del comune amico Feltrinelli.
Anch'egli aderì ad Interstampa e dopo la Bolognina fu tra i fondatori del PRC. Morì a Soresina il 19 febbraio 1999.
ANGELO CASSINERA
Contadino, intellettuale autodidatta, comandante partigiano nel pavese con il nome di battaglia di Mufla, un maestro del marxismo-leninismo che ha saputo trasformare in prassi politica tutto cio' che aveva studiato.
Attivissimo nell'ANPI ove si batteva in difesa dei valori della Resistenza e dei suoi valori, Cassinera, in stretto rapporto con Alberganti si oppose a Kruscev, Togliatti e Berlinguer e difese strenuamente Stalin e Secchia.
Egli ruppe con il PCI e segui' Alberganti prima nel MLS epoi nel Pdup ma rifiuto' la confluenza di questo partito opportunista di matrice ingraiana nel PCI nel 1984 e aderi' al PCML di Fosco Dinucci sino alla confluenza nel PRC nel 1991. Fu in questa occasione che ebbi l'occasione di conoscerlo personalmente, altri incontri si sarebbero succeduti in seguito.
Ben conscio dei fortissimi limiti ideologici, politici e culturali di questa formazione, Cassinera fondo' il Centro Lenin-Gramsci per contrastare l'anticomunismo movimentista di Garavini e l'opportunismo di Cossutta. Lo stesso Garavini disse che occorreva allontanare dal PRC i marxisti-leninisti.
Oggi e' molto piu' facile sostenere la Cina ma all'inizio degli 1990 non era ancora chiara l'evoluzione del grande paese asiatico ma Cassinera, dimostrando ancora una volta lungimiranza ed innato fiuto di classe, comprese immediatamente il carattere socialista dell'azione politica di Deng Xiaoping ed espresse un giudizio positivo su questo inedito processo socialista.
Ci lascio' il 30 maggio 2000.
AMBROGIO DONINI
Nacque a Lanzo Torinese l'8 agosto 1903 in una famiglia borghese. Si laureo' in Lettere a Roma e si iscrisse al PCI nel 1926.
Lascio' l'Italia per lavorare in alcune universita' negli Stati Uniti d'America e nel 1932 il partito lo invio' in Belgio per dirigere le Edizioni di Cultura Sociale, mentre in Francia collaboro' alla rivista "Lo stato operaio".
Qui conobbe Gide, Brecht, Musil, Pasternak, Seghers, Mann e Salvemini.
Dopo la liberazione fu per un breve periodo ambasciatore in Polonia e fu molto attivo nel movimento dei Partigiani per la pace. Quindi diresse l'Istituto Gramsci e fu senatore dal 1953 al 1963.
Il 6 luglio 1960, durante le proteste popolari contro la legge truffa, fu investito dal capitano di cavalleria D'Inzeo che danneggio' notevolmente il suo occhio gia' malato.
Gia schierato a favore di Secchia e Alberganti , nel 1968 si rifiuto' di condannare la missione internazionalista dell'Armata Rossa in Cecoslovacchia dove Dubcek stava tentando di restaurare il capitalismo. Percio' la cricca di via delle Botteghe Oscure non gli assegno' piu' nessun incarico.
Nel 1986 pubblico' la propria autobiografia "Sessant'anni di militanza comunista". Partecipo' in modo marginale a causa delle proprie condizioni di salute al progetto di Interstampa.
Mori' il 10 giugno 1991.
SERGIO RICALDONE
Nacque a Milano il 21 settembre 1925 da una famiglia proletaria. Il padre aveva gia' conosciuto il carcere a causa del suo antifascismo. Si iscrisse al Fronte della Gioventu' Comunista nel 1942 e combatte' nella Brigata Garibaldi mentre il padre faceva parte dei GAP. Il 5 luglio 1944 fu arrestato e deportato in un campo di concentramento da cui riuscì a fuggire.
Dopo la liberazione fu un brillante dirigente della FGCI e aderì alle posizioni di Secchia, Alberganti, Vaia e Bera contro la deriva revisionista del partito. Nella sua lunga vita politica conobbe grandi rivoluzionari e fu tra i piu' autorevoli esponenti di pubblicazioni come Interstampa, L'Ernesto, Marx 21.
Si schiero' contro lo scioglimento del PCI, poi contro l'eclettismo criminale di Bertinotti ed infine contro l'opportunismo di Cossutta.
Morì il 17 luglio 2013.
Riportiamo una sintesi di un suo articolo pubblicato sul sito www.resistenze.org in data 23 marzo 2009 intitolato "Cina, Russia, America Latina".
Il compagno Ricaldone accusa la destra e il PRC di separare
la politica dall'economia nel giudicare la Cina.
Egli sostiene che non si puo' ritenere buono lo sviluppo cinese poiche' e' capitalista e cattivo il potere politico e' cattivo poiche' detenuto da un partito comunista poiche' l'economia e la politica sono indissolubili.
Al contrario dai comunisti panimperialisti nostrani che vedono nell'apertura al mercato la causa della crisi dell'Unione Sovietica Ricaldone scrive:
"......Fare una rivoluzione e' difficile, vincerla e' ancora piu' difficile, ma quando si conquista il potereiniziano le difficolta' piu' grandi. Siccome hai imboccato una strada verso un futuro che non conosci e non disponi di un modello sicuro e non collaudato, devi avere la volonta', il coraggio e la modestia di fermarti e correggere cio' che non e' piu' adeguato. Nell'Unione Sovietica di Kruscev e Breznev questa lungimiranza e' mancata. Negli anni 1960 il paese era all'apice del suo sviluppo e il mondo guardava sbalordito le imprese spaziali. Ma di riforme nemmeno l'ombra. Anche se lo volevi non potevi aprir una bottega da idraulico. Il lavoro artigiano non era contemplato dal sistema sovietico. Se il rubinetto perdeva il problema doveva risolverlo lo stato. Quindi nessuno........A differenza di Gorbacev i comunisti cinesi non sono mai stati sfiorati dall'idea di portare in discarica il partito che ha guidato la lunga marcia e la rivoluzione ne', tanto meno, il "grande timoniere". Essi hanno guardato in faccia la realta' e hanno preso atto che occorreva una radicale correzione di rotta per fare uscire il paese dalla poverta' (il socialismo deve sempre essere riformabile - NdA)......
Quindi hanno spostato la competizione dal terreno militare, che ha dissanguato l'Unione Sovietica, a quello economico in sintonia con la tesi confuciana di Sun Tsu secondo cui la vittoria militare piu' importante e' quella che si vince senza combattere......
Lo sviluppo cinese sta imprimendo una straordinaria rapidita' al processo di modernizzazione di Africa,Asia e America Latina. Esso sta cambiando le gerarchie nate dopo la fine dell'Unione Sovietica ed e' l'inizio di una strutturazione policentrica del mondo.
Abituati per troppo tempo a considerarci il centro del pensiero innovatore della sinistra no global, non sarebbe male se, anziche' sostenere le pulsioni autocratiche e medievali del Dalai Lama, guardassimo con meno pregiudizi e piu' obiettivita' un nuovo mondo plurale che sta nascendo altrove fuori dal capitalismoper giunta in crisi."
SALVATORE TOSCANO
Nacque ad Acireale l'8 novembre 1938. Nel 1957 aderì al Movimento Giovanile Socialista e fece riferimento all'insegnamento di Rodolfo Morandi che propugnava il Marxismo-Leninismo come ideologia ufficiale del PSI.
Nel 1963 Toscano aderì al PSIUP dirigendo le federazioni di Crotone, Catanzaro e Frosinone. Nel 1967 si iscrisse alla facolta' di Lettere all'universita' di Milano e divenne uno dei dirigenti piu' rappresentativi del Movimento Studentesco.
L'organizzazione sotto la sua guida si schiero' contro il 27 politico e la dequalificazione della scuola e affermo' l'importanza dello studio e della cultura.
Il 29 febbraio 1976 il MS si trasformo' in Movimento dei Lavoratori per il Socialismo e Toscano ne divenne Segretario nazionale con Alberganti presidente.
Il MLS si oppose strenuamente ad ogni forma di terrorismo (fu l'unico gruppo dell'estrema sinistra a non fornire alcun militante alle organizzazioni armate) enfatizzando la parte migliore del pensiero di Mao, l'elaborazione di Gramsci e il concetto di democrazia progressiva.
Pochi giorni dopo il congresso di fondazione , il 24 marzo 1976, Toscano morì in un incidente stradale in Jugoslavia.
In suo onore alcuni compagni del partito impegnati come volontari in Friuli Venezia Giulia durante il terremoto del giugno successivo costituirono la Brigata Salvatore Toscano.
Dalla sua relazione introduttiva al congresso di cui sopra riportiamo due passi di straordinaria attivita' politica.
"Nessuna classe rivoluzionaria puo' conquistare il potere senza una teoria rivoluzionaria, diceva Lenin.
Respingiamo tutte le posizioni che sottovalutano l'importanza della teoria poiche' il disarmo ideologico produce solo la sconfitta politica. Respingiamo tutte le posizioni che vogliono mutilare il marxismo-leninismo come se fosse un corpo chiuso di dogmi e non si arricchisse invece continuamente e dialetticamente con l'esperienza del movimento operaio di tutto il mondo."
"Grandi sono i meriti dei marxisti-leninisti, ma grandi anche i loro errori. E' necessario bandire il settarismo, il dogmatismo e l'egemonismo da piccolo gruppo....."
ORAZIONE FUNEBRE PRONUNCIATA DA GIUSEPPE ALBERGANTI IN OCCASIONE DEI FUNERALI DI SALVATORE TOSCANO - FRONTE PPOLARE N.60 4 APRILE 1976
Compagno Toscano, siamo qui tutti, i tuoi compagni, i tuoi familiari, la tua cara mamma, i tuoi amici, tutti quelli che ti stimavano che molti di piu' di quelli che pensavano, anche se di correnti politiche diverse dalla nostra, del Movimento che hai saputo creare con la tua intelligenza , le tue capacita', il tuo spirito di sacrificio, che ti distingueva anche nei nostri confronti.
La tua e' una famiglia di lavoratori che non hanno mai disposto di grandi mezzi, ma anche di grande dignita', che ha saputo dare ai suoi figli l'orgoglio di essere lavoratori che costruivano con il proprio sudore e la propria intelligenza un futuro per se stessi, per tutta l'umanita'.
Primo di questi figli tu hai dato tutto te stesso alle masse popolari e per questo esse ti onorano come uno dei migliori figli della sua terra.
Sei nato nel meridione, la terra piu' sfruttata e piu' oppressa del nostro paese. Questa tua conoscenza ti ha portato sentire ed interpretare gli interessi dei lavoratori, da quelli materiali sino ai compiti storici della classe operaia.
Questo di dava una saldezza ideologica, una capacita' di analisi che ti permetteva di dirigere teoricamente, politicamente ed organizzativamente giovani, lavoratori, studenti ed anche chi possedeva l'esperienza di una lunga attivita' politica.
Così ti sei conquistato la stima, la fiducia e l'affetto dei tuoi compagni; solo con il lavoro duro, tenace, senza sosta, senza rifuggire dai sacrifici hai guadagnato il solo onore di rivoluzionario, quello di servire le masse popolari. Per te non hai voluto nulla, ma a noi hai dato la parte piu' importante della tua vita. Dal concetto fondamentale che la rivoluzione non e' un fatto di sparute avanguardie ma un fatto di grande masse. ..
Ci hai guidato nei omenti difficili, quando era necessario essere saldi e fermi per superare le grosse difficolta'... I tuoi insegnamenti e la tua opera sono la nostra ricchezza.
Non ti promettiamo gli onori che tu, umile e schivo, non hai mai voluto; ti promettiamo che tu per noi non morirai mai, che continueremo quello che tu hai iniziato..... noi metteremo tutto l'impegno, tutte le nostre forze, uniremo, come sempre ci hai insegnato, tutte le nostre intelligenze e capacita' per adempiere questo compito.
Compagno Turi, questa tua giovane vita, stroncata crudelmente e ingiustamente dalla morte, che ti ha impedito di realizzare le tue umane aspirazioni, ti promettiamo che la realizzaremo nei tuoi ideali piu' puri sempre uniti ai lavoratori, alle masse popolari, nelle loro lotte presenti e future, per il socialismo.

